CeSNAF

Centro Studi Nazareth Alta Formazione

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Progetto "Nello Spirito di Nazareth

Obiettivo generale: la promozione integrale della persona, della coppia e della famiglia.

Il CeSNAF è un'Associazione di Promozione Sociale che riconosce come sue radici il carisma proprio delle Piccole Suore della Sacra Famiglia, fondate dai beati Giuseppe Nascimbeni e Maria Domenica Mantovani, nel 1892, a Castelletto di Brenzone (VR). Ne rappresenta la continuità e l'impegno a livello antropologico/spirituale e formativo, espressione della sollecitudine educativo/religiosa della Chiesa (Educare alla vita buona del Vangelo (CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Educare alla vita buona del Vangelo, Orientamenti pastorali dell'Episcopato italiano per il decennio 2010-2020. )) e della promozione umana e sociale vissuta e trasmessa dai Fondatori, da sempre attenti alla persona, alla coppia e alla famiglia, in tutti i loro aspetti. L'associazione, operando in stretto collegamento con l'Istituto "Piccole Suore della Sacra Famiglia", afferma tutto ciò come valore e motivazione fondante. Il carisma delle Piccole Suore della Sacra Famiglia trova il suo fondamento nel mistero dell'incarnazione: "Il mistero della Famiglia di Nazareth ispira la nostra vita e ci impegna a testimoniare nel mondo l'incarnazione del Signore, in fedeltà alla missione che la Chiesa ci affida" (Costituzioni 3). La tradizione di fede, ereditata dai Fondatori, è come una miniera dalla quale attingere senso e valori. Risuscitare il passato ri-presentando coloro che l'hanno abitato e animato, conferisce spessore culturale e spirituale all'esperienza frammentata dell'uomo e della donna contemporanei (Eb 13,7-8: "Ricordatevi dei vostri capi, i quali vi hanno annunciato la parola di Dio. Considerando attentamente l'esito finale della loro vita, imitatene la fede. Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre!). Ogni vocazione nella Chiesa deve essere collocata all'interno della figura della fede, cioè dell'uomo, della donna spirituale, la cui esistenza consiste nel realizzare la propria vita come obbedienza spirituale. Siamo chiamati a riscoprire l'Incarnazione, a riportare all'attenzione quel Dio che in Cristo ripercorre le strade del mondo alla scoperta del quotidiano. Non c'è realtà che non sia toccata dall'Incarnazione: il "grande sì" di Dio.

Scopo del CeSNAF è quello di promuovere integralmente la persona, la coppia e la famiglia in tutte le sue componenti e per l'intero ciclo vitale attraverso attività di ricerca scientifica, etica e spirituale e attraverso attività formative, culturali, educative. Tra i suoi fini il Centro Studi ha quello di tutelare e promuovere il valore della vita umana e di favorire il benessere delle persone attraverso la crescita e la partecipazione del singolo e della famiglia alla vita culturale e sociale. Si pone in continuità con l'impegno dei Fondatori per la persona e per la famiglia come si è sviluppato e precisato nel tempo, in sintonia con le trasformazioni sociali e gli inviti magisteriali. Anche le attuali Costituzioni (1984) specificano: "Poniamo la famiglia al centro della nostra attenzione pastorale...";e l'Istituto, negli ultimi decenni, ha vissuto un crescendo di interesse e una tensione sempre più mirata verso la realtà familiare, fino a reputarla oggi fra gli ambiti primari di attenzione e di coinvolgimento attivo. Da sempre il Nascimbeni e la Mantovani hanno voluto le suore quali collaboratrici nell'evangelizzazione attraverso una formazione pastorale, integrata, dinamica, in sinergia e missionaria. Offriamo, oggi, in particolare attraverso il Centro Studi Nazareth Alta Formazione, attenzioni e servizi inerenti la formazione integrale della singola persona, della coppia e della famiglia e il Progetto "Nello Spirito di Nazareth" è un cantiere aperto a plurimi Per-Corsi formativi per lo sviluppo di itinerari che riteniamo possano essere proposti e attuati solo in riferimento all'integralità e alla centralità del soggetto umano. Alla base della progettazione vi è la consapevolezza di una pastorale integrata, interattiva e missionaria, intesa come un "entrare" nell'atmosfera culturale che le persone respirano; "entrare" accostandosi al loro modo di pensare, alla loro mentalità, alla loro visione della vita, per illuminare tutto questo con la fede, consapevoli che la visione cristiana della persona umana e l'idea di educazione che da essa proviene possiede una sua specifica originalità, anche se è aperta a diversi apporti e si pone in dialogo con tutti, in particolare con le scienze umane. L'essere cristiani è una scelta che si gioca costantemente nella lettura del contesto culturale e nel dialogo con le domande dell'esistenza.

Il segreto di Nazareth. In questo villaggio della Galilea, Gesù vive il periodo più lungo della sua vita: diventa uomo, si fa uno di noi, entra in una famiglia umana, vive trent'anni di assoluto silenzio che diventano rivelazione del mistero dell'umiltà di Nazareth e profondità di vita. Nazareth! Quando ci si mette in ginocchio davanti l'altare dove c'è scritto: "Hic Verbum caro factum est", emerge lo scandalo del nascondimento. Gesù sceglie di nascondersi, incarnandosi a Nazareth e vivendo a Nazareth. E' lo scandalo della salvezza. che dura per tutto il tempo della storia: è la scelta del nostro Dio incarnato. La manifestazione è dopo la storia, non nella storia. Durante la storia... nascosto! Ecco Nazareth. Che cosa chiede Nazareth a noi se lo capiamo? Chiede di scontrarci in modo esplicito e lucido con questo scandalo che è scelta di Dio, il mistero profondo di Nazareth: Gesù, la Parola di Dio in persona, si è immerso nella nostra umanità per trent'anni. Le parole degli uomini, le relazioni familiari, l'esperienza dell'amicizia e della conflittualità, della salute e della malattia, della gioia e del dolore sono diventati linguaggi che Gesù impara per dire la Parola di Dio. Donde vengono, se non dalla famiglia e dall'ambiente di Nazareth, le parole di Gesù, le sue immagini, la sua capacità di guardare i campi, il contadino che semina, la messe che biondeggia, la donna che impasta la farina, il pastore che ha perso la pecora, il padre con i suoi due figli. Dove ha imparato Gesù la sua sorprendente capacità di raccontare, immaginare, paragonare, pregare nella e con la vita?. La parola si nasconde, il seme scende nel grembo della terra e muore per portare come dono l'amore stesso di Dio, anzi il volto paterno di Dio. Questo è il mistero di Nazareth.

L'esistenza di Maria dà forma all'esperienza del discepolato come espressione della propria identità e vocazione. Nella concreta banalità e durezza del quotidiano, Maria partecipa al progetto creativo del Dio di Gesù Cristo, insegnando che è la vita di ogni giorno il cantiere dove si costruisce la storia della salvezza. La forza della sua persona sta nell'aver sintetizzato l'esperienza del discepolato nell'eccomi. "Ecco la serva del Signore" (Lc 1,38), che è più di una semplice affermazione di disponibilità. Indica che nella sua debolezza si scopre interpellata, chiamata ad un'apertura progressiva e incondizionata, a divenire segno della relazione con l'altro, con l'altra, relazione di maternità, sponsalità e sororità. è un gesto che la espone al Tu, al tu Dio. Nella partecipazione di Maria alla kenosi di Gesù Cristo, il credente e le comunità ecclesiali si sentono chiamati a testimoniare il paradosso del Vangelo che, in qualità di memoria sovversiva e critica, narra la compassione di Dio per la creatura umana, vero segreto di un'autentica esistenza. Afferma Dotolo: "Nell'umanità del Figlio, Dio non si mostra come totalmente altro o infinito, ma disponibile alla relazione e al dialogo senza condizioni. In tal senso, il principio della kenosi sconvolge i parametri valutativi dell'esperienza religiosa, in quanto, paradossalmente, non esige il sacrificio della ragione filosofica dinanzi all'incomprensibile e al mistero. Semmai, apre la ricerca ad uno stupore che rinvia all'incarnazione, ad indicare che l'incontro con l'Altro è possibile nel riconoscimento dell'umanità di Gesù di Nazaret. La salvezza passa da questa interpretazione costante della kenosi, intesa come desacralizzazione e affermazione del valore evangelico dell'amore". Forse, è difficile vivere l'avventura della differenza che il Vangelo propone. è difficile perché impegna ogni uomo e donna ad assumersi la responsabilità di scelte che sappiano andare al cuore dell'esistenza, con le sue domande, desideri, attese, dubbi. Deve esser stato così anche per i cristiani della prima ora, di coloro che, dinanzi alla scoperta di una notizia straordinaria, hanno dovuto fare i conti con la fatica del quotidiano, con la pressione dell'incertezza, con il sospetto di trovarsi, ancora una volta, dinanzi ad un sogno irrealizzabile. "Non basta preoccuparsi dello "specificamente cristiano" di cui si fa sì gran uso e abuso, non basta preoccuparsi dell'identità cristiana, che ad ogni occasione fa ribadire che la salvezza è stata già donata in Cristo. Ci può essere anche un'altra sorta particolare d'insufficiente identità, che è sintomo di una senescenza precoce e che va disseminando la sua segnaletica di sicurezza e salvaguardia: un'insufficiente identità, che preferisce assoggettarsi alla dittatura di quanto è avvenuto e compiuto, piuttosto che mettersi sulla via d'una speranza che abbia ancora delle attese" (J. B. METZ, La fede, nella storia e nella società. Studi per una teologia fondamentale pratica, Queriniana, Brescia 1978, 174.)

L'invito, allora, è quello di rendersi disponibili a confrontarsi col fascino di una proposta che può produrre effetti positivi per se stessi, per la nostra famiglia, le nostre comunità, il mondo.