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Cantiere dei Per-Corsi 2012 |
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Obiettivo generale: |
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Il CeSNAF
è un'Associazione di Promozione Sociale che riconosce come sue radici il
carisma proprio delle Piccole Suore della Sacra Famiglia, fondate dai
beati Giuseppe Nascimbeni e Maria Domenica Mantovani, nel 1892, a
Castelletto di Brenzone (VR). Ne rappresenta la continuità e l’impegno a
livello antropologico/spirituale e formativo, espressione della
sollecitudine educativo/religiosa della Chiesa (Educare alla vita buona
del Vangelo (CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Educare alla vita buona del
Vangelo, Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio
2010-2020. )) e della promozione umana e sociale vissuta e trasmessa dai
Fondatori, da sempre attenti alla persona, alla coppia e alla famiglia, in
tutti i loro aspetti. L'associazione, operando in stretto collegamento con
l’Istituto “Piccole Suore della Sacra Famiglia”, afferma tutto ciò come
valore e motivazione fondante. Il carisma delle Piccole Suore della Sacra
Famiglia trova il suo fondamento nel mistero dell’incarnazione: “Il
mistero della Famiglia di Nazareth ispira la nostra vita e ci impegna a
testimoniare nel mondo l’incarnazione del Signore, in fedeltà alla
missione che la Chiesa ci affida” (Costituzioni 3). La tradizione di fede,
ereditata dai Fondatori, è come una miniera dalla quale attingere senso e
valori. Risuscitare il passato ri-presentando coloro che l’hanno abitato e
animato, conferisce spessore culturale e spirituale all’esperienza
frammentata dell’uomo e della donna contemporanei (Eb 13,7-8: “Ricordatevi
dei vostri capi, i quali vi hanno annunciato la parola di Dio.
Considerando attentamente l’esito finale della loro vita, imitatene la
fede. Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre!). Ogni vocazione
nella Chiesa deve essere collocata all’interno della figura della fede,
cioè dell’uomo, della donna spirituale, la cui esistenza consiste nel
realizzare la propria vita come obbedienza spirituale. Siamo chiamati a
riscoprire l’Incarnazione, a riportare all’attenzione quel Dio che in
Cristo ripercorre le strade del mondo alla scoperta del quotidiano. Non
c’è realtà che non sia toccata dall’Incarnazione: il “grande sì” di Dio.
Scopo del CeSNAF è quello di promuovere integralmente la persona, la
coppia e la famiglia in tutte le sue componenti e per l’intero ciclo
vitale attraverso attività di ricerca scientifica, etica e spirituale e
attraverso attività formative, culturali, educative. Tra i suoi fini il
Centro Studi ha quello di tutelare e promuovere il valore della vita umana
e di favorire il benessere delle persone attraverso la crescita e la
partecipazione del singolo e della famiglia alla vita culturale e sociale.
Si pone in continuità con l’impegno dei Fondatori per la persona e per la
famiglia come si è sviluppato e precisato nel tempo, in sintonia con le
trasformazioni sociali e gli inviti magisteriali. Anche le attuali
Costituzioni (1984) specificano: “Poniamo la famiglia al centro della
nostra attenzione pastorale…”;e l’Istituto, negli ultimi decenni, ha
vissuto un crescendo di interesse e una tensione sempre più mirata verso
la realtà familiare, fino a reputarla oggi fra gli ambiti primari di
attenzione e di coinvolgimento attivo. Da sempre il Nascimbeni e la
Mantovani hanno voluto le suore quali collaboratrici nell’evangelizzazione
attraverso una formazione pastorale, integrata, dinamica, in sinergia e
missionaria. Offriamo, oggi, in particolare attraverso il Centro Studi
Nazareth Alta Formazione, attenzioni e servizi inerenti la formazione
integrale della singola persona, della coppia e della famiglia e il
Progetto “Nello Spirito di Nazareth” è un cantiere aperto a plurimi
Per-Corsi formativi per lo sviluppo di itinerari che riteniamo possano
essere proposti e attuati solo in riferimento all’integralità e alla
centralità del soggetto umano. Alla base della progettazione vi è la
consapevolezza di una pastorale integrata, interattiva e missionaria,
intesa come un “entrare” nell’atmosfera culturale che le persone
respirano; “entrare” accostandosi al loro modo di pensare, alla loro
mentalità, alla loro visione della vita, per illuminare tutto questo con
la fede, consapevoli che la visione cristiana della persona umana e l’idea
di educazione che da essa proviene possiede una sua specifica originalità,
anche se è aperta a diversi apporti e si pone in dialogo con tutti, in
particolare con le scienze umane. L’essere cristiani è una scelta che si
gioca costantemente nella lettura del contesto culturale e nel dialogo con
le domande dell’esistenza.
Il segreto di Nazareth.
In questo villaggio della Galilea, Gesù vive il periodo più lungo della
sua vita: diventa uomo, si fa uno di noi, entra in una famiglia umana,
vive trent’anni di assoluto silenzio che diventano rivelazione del mistero
dell’umiltà di Nazareth e profondità di vita. Nazareth! Quando ci si mette
in ginocchio davanti l’altare dove c’è scritto: “Hic Verbum caro factum
est”, emerge lo scandalo del nascondimento. Gesù sceglie di nascondersi,
incarnandosi a Nazareth e vivendo a Nazareth. E’ lo scandalo della
salvezza. che dura per tutto il tempo della storia: è la scelta del nostro
Dio incarnato. La manifestazione è dopo la storia, non nella storia.
Durante la storia…nascosto! Ecco Nazareth. Che cosa chiede Nazareth a noi
se lo capiamo? Chiede di scontrarci in modo esplicito e lucido con questo
scandalo che è scelta di Dio, il mistero profondo di Nazareth: Gesù, la
Parola di Dio in persona, si è immerso nella nostra umanità per
trent’anni. Le parole degli uomini, le relazioni familiari, l’esperienza
dell’amicizia e della conflittualità, della salute e della malattia, della
gioia e del dolore sono diventati linguaggi che Gesù impara per dire la
Parola di Dio. Donde vengono, se non dalla famiglia e dall’ambiente di
Nazareth, le parole di Gesù, le sue immagini, la sua capacità di guardare
i campi, il contadino che semina, la messe che biondeggia, la donna che
impasta la farina, il pastore che ha perso la pecora, il padre con i suoi
due figli. Dove ha imparato Gesù la sua sorprendente capacità di
raccontare, immaginare, paragonare, pregare nella e con la vita?. La
parola si nasconde, il seme scende nel grembo della terra e muore per
portare come dono l’amore stesso di Dio, anzi il volto paterno di Dio.
Questo è il mistero di Nazareth.
L’esistenza di Maria dà forma all’esperienza del
discepolato come espressione della propria identità e vocazione. Nella
concreta banalità e durezza del quotidiano, Maria partecipa al progetto
creativo del Dio di Gesù Cristo, insegnando che è la vita di ogni giorno
il cantiere dove si costruisce la storia della salvezza. La forza della
sua persona sta nell’aver sintetizzato l’esperienza del discepolato
nell’eccomi. “Ecco la serva del Signore” (Lc 1,38), che è più di una
semplice affermazione di disponibilità. Indica che nella sua debolezza si
scopre interpellata, chiamata ad un’apertura progressiva e incondizionata,
a divenire segno della relazione con l‘altro, con l’altra, relazione di
maternità, sponsalità e sororità. È un gesto che la espone al Tu, al tu
Dio. Nella partecipazione di Maria alla kenosi di Gesù Cristo, il credente
e le comunità ecclesiali si sentono chiamati a testimoniare il paradosso
del Vangelo che, in qualità di memoria sovversiva e critica, narra la
compassione di Dio per la creatura umana, vero segreto di un’autentica
esistenza. Afferma Dotolo: “Nell’umanità del Figlio, Dio non si mostra
come totalmente altro o infinito, ma disponibile alla relazione e al
dialogo senza condizioni. In tal senso, il principio della kenosi
sconvolge i parametri valutativi dell’esperienza religiosa, in quanto,
paradossalmente, non esige il sacrificio della ragione filosofica dinanzi
all’incomprensibile e al mistero. Semmai, apre la ricerca ad uno stupore
che rinvia all’incarnazione, ad indicare che l’incontro con l’Altro è
possibile nel riconoscimento dell’umanità di Gesù di Nazaret. La salvezza
passa da questa interpretazione costante della kenosi, intesa come
desacralizzazione e affermazione del valore evangelico dell’amore”. Forse,
è difficile vivere l'avventura della differenza che il Vangelo propone. È
difficile perché impegna ogni uomo e donna ad assumersi la responsabilità
di scelte che sappiano andare al cuore dell'esistenza, con le sue domande,
desideri, attese, dubbi. Deve esser stato così anche per i cristiani della
prima ora, di coloro che, dinanzi alla scoperta di una notizia
straordinaria, hanno dovuto fare i conti con la fatica del quotidiano, con
la pressione dell'incertezza, con il sospetto di trovarsi, ancora una
volta, dinanzi ad un sogno irrealizzabile. “Non basta preoccuparsi dello
"specificamente cristiano" di cui si fa sì gran uso e abuso, non basta
preoccuparsi dell'identità cristiana, che ad ogni occasione fa ribadire
che la salvezza è stata già donata in Cristo. Ci può essere anche un'altra
sorta particolare d'insufficiente identità, che è sintomo di una
senescenza precoce e che va disseminando la sua segnaletica di sicurezza e
salvaguardia: un'insufficiente identità, che preferisce assoggettarsi alla
dittatura di quanto è avvenuto e compiuto, piuttosto che mettersi sulla
via d'una speranza che abbia ancora delle attese” (J. B. METZ,
La fede, nella storia e nella società. Studi per
una teologia fondamentale pratica,
Queriniana, Brescia 1978, 174.)
L'invito, allora, è quello di rendersi disponibili a confrontarsi col
fascino di una proposta che può produrre effetti positivi per se stessi,
per la nostra famiglia, le nostre comunità, il mondo. |
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Cantiere dei Per-Corsi 2012 |
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